L’economia del sonno e l’importanza del riposo per apprendere

 

SONNO ED ECONOMIA: QUALE NESSO?

L’economia globale del sonno vale circa 50 miliardi di dollari l’anno. È un impressionante giro d’affari che riguarda l’acquisto di materassi, medicinali, accessori e dispositivi vari che aiutano a riposare meglio. Entro il 2022 si ritiene che la cifra salga a 80 miliardi e ciò è indicativo del fatto che nel mondo si dorme poco e male. Solo nel nostro Paese – come evidenzia una ricerca Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi da panico) – sette italiani su 10 lamentano disturbi del sonno, anche pesanti; chi ha problemi ad addormentarsi, chi si sveglia più volte  durante la notte, altri  si svegliano prestissimo la mattina, molto prima del dovuto.

E allora le imprese tecnologiche hanno fiutato l’affare, tanto che sono stati introdotti nel mercato prodotti svariati che incuriosiscono: robot morbidi da portarsi a letto, dispositivi da indossare al dito o in testa, maschere per sognare, pigiami i tech, dispositivi per aromaterapia e musiche soporifere che escono da una fascia da porsi sul capo o coperte elettriche che si possono comandare col telecomando.

CARENZA DI RIPOSO E RIPERCUSSIONI SU LAVORO E STUDIO

Ma perché tutto questo interesse per il sonno?

I disturbi del sonno indicano chiaramente che a livello emotivo esiste una situazione di allarme, di stress psicofisico che si ripercuote sulla salute in generale ma che può portare a svariate patologie, anche molto gravi.

Alcune tecniche possono migliorare la situazione generale degli insonni quali, ad esempio:

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Il cervello funziona come il navigatore satellitare?

La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.
Oscar Wilde, scrittore e poeta

 

 

Quarantacinque miliardi di neuroni che stabiliscono almeno 100 trilioni di connessioni – tecnicamente definite sinapsi – caratterizzano il funzionamento del cervello dell’uomo. L’insieme complicato e sofisticato di cellule che compone la nostra centrale di comando, garantisce il mantenimento del nostro organismo e al contempo esprime una serie di funzioni superiori che ci pongono all’apice delle specie viventi.

Affascinati dalle straordinarie potenzialità di tale organo, studiosi e neuroscienziati hanno condotto ricerche e formulato ipotesi utilizzando approcci anche molto diversi fra di loro. Alla visione novecentesca, nella quale si sono succeduti un interesse di tipo anatomico-frenico, quindi di tipo genetico-funzionale oltranzista, si assiste oggi ad un fenomeno in parte incomprensibile. Più aumentano le conoscenze su tale organo sia sul piano anatomico che sulle modalità del suo funzionamento, più diminuiscono le certezze perché matura la consapevolezza che ciò che rende tale organo così raffinato e potente non è l’insieme delle cellule o delle reti neuronali, ma è la continua contaminazione tra i diversi tipi di funzioni, da quelle più elementari e concrete a quelle più intangibili, come il pensiero astratto.

Conferme indirette dell’errore dogmatico nella teorizzazione del funzionamento del cervello arrivano dalle storie individuali di pazienti che hanno subito traumi cronici in cui il cervello si comporta in modo non ortodosso, recuperando funzioni e abilità utilizzando aree inconsuete del cervello stesso, per cui l’obiettivo di qualificare tutte le connessioni del cervello risulta velleitario.

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The doctor and the “pharmacological cognitive enhancement”, between scientific freedom and criminal responsibility

ABSTRACT: In recent years the subject of pharmacological cognitive enhancement has been taking on increasing significance. The article seeks to concentrate on the problem of the informed consent of the patient, in the case of the medical prescription of off-label drugs for cognitive enhancement and the potential legal consequences for the doctor in the event of harm – or the death of the patient. Indeed, many off-label drugs taken for purposes other than that for which it had been tested, have beenseen to have the potential to cause side effects, resulting in illness (i.e. harm) some quite serious such as, for example, depressive syndromes, frequent migraines, and
changeable moods.

L’articolo di Elisabetta Galli, pubblicato sul n. 3/2017, dedicato alle neuroscienze, della rivista BioLaw Journal-Rivista di BioDiritto, è consultabile al presente link
http://www.biodiritto.org/ojs/index.php?journal=biolaw&page=issue&op=view&path%5B%5D=3%2F2017

The miracle morning: cosa fare la mattina per rendere durante il giorno

Presentiamo una mind map che sintetizza il volume, piuttosto noto, “The mircacle morning” di H. Elrod (ed. it. Cesena, 2016). Il libro spiega, secondo l’Autore, cosa bisognerebbe fare prima delle 8.00 per rendere durante il giorno. La mind map non rispetta necessariamente l’ordine del libro e ne è, in parte, una rielaborazione. Ricordate, infatti, che le ricerche sull’apprendimento sono concordi nel sostenere che si ricorda più facilmente un concetto se lo si rielabora e lo si rende, così, proprio; le mappe mentali “costringono” a porre in essere questa importante operazione.

La mind map è disponibile qui in formato PDF.

Il cervello ha bisogno di lentezza

COMPORTAMENTI “NOCIVI” E COMPORTAMENTI “AMICI” PER IL CERVELLO

 

 

Il cervello è straordinario, non smette mai di stupire; una delle ultime scoperte, compiute da Henry Markram, direttore del progetto Blue Brain, ricercatore del Politecnico di Losanna, con altri studiosi e pubblicata su Frontiers in Computational Neuroscience, è che ogniqualvolta il cervello impara qualcosa di nuovo le sue cellule si riordinano e si collegano fra loro partendo da strutture semplicissime, a due dimensioni, per evolvere a tre dimensioni, come i cubi e approdare a costruzioni molto complicate, a cinque, sei, undici dimensioni [si veda lo studio Cliques of Neurons Bound into Cavities Provide a Missing Link between Structure and Function].

Anche il Prof. Lamberto Maffei, neurobiologo, già professore emerito di Neurobiologia alla Normale di Pisa e accademico dei Lincei, afferma che il cervello è plastico e cambia in funzione degli stimoli che riceve [L. Maffei, Elogio della ribellione, Bologna, 2016, passim]. Stress e routine fanno male al nostro cervello poiché i neuroni hanno bisogno di novità per sviluppare una mente più creativa, non soggetta ad automatismi, ma lo stesso ha anche bisogno di pause per rigenerarsi. La mente, infatti, più la si lascia libera dai pensieri quotidiani più è capace di assorbire stimoli nuovi e di immagazzinarli nelle strutture mentali più profonde, quelle adibite alle emozioni e alla memoria.

Il pensiero creativo e riflessivo è legato alla lentezza e il pensiero è collegato alle parole, anche quando non sono dette, quindi anche nel soliloquio, nella riflessione. Il pensiero richiede tempo.

Il cervello ha anche bisogno di dormire per stabilizzarsi e per sospendere temporaneamente l’incessante lavoro di selezione degli stimoli, lavoro cui è sottoposto quotidianamente.

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La potenza delle mappe mentali per l’apprendimento

 

IL METODO TRADIZIONALE

Di norma, quando si prendono appunti utilizzando il metodo tradizionale si tende a scrivere molto o comunque a scrivere in continuo frasi e frasi, magari utilizzando alcune abbreviazioni.

 

Appunti presi con il metodo tradizionale. 

 

Ciò reca diversi svantaggi:

  • le informazioni difficilmente verranno fissate e memorizzate in quanto le stesse appaiono a prima vista tutte uguali;
  • sono scritte senza utilizzare un criterio gerarchico ma utilizzando l’ordine cronologico con cui espone il relatore oppure si trovano sul volume o sul libro che si sta studiando;
  • si scrive riportando le parole del relatore, senza compiere una riflessione autonoma e, quindi, senza avere un approccio realmente attivo;
  • mentre si prendono appunti, non si effettuano domande interiormente costruttive;

 

In sintesi si adotta, spesso, un approccio da scrivano che ostacola i processi di memorizzazione; inoltre, la pagina appare monotona e, quindi, poco idonea ad essere memorizzata.

UN NUOVO METODO: LE MAPPE MENTALI

Come si visto nel precedente contributo, il cervello pensa per immagini.

Tutti i grandi pensatori – quelli che con una dizione semplicistica si definiscono geni – pensavano per immagini, elaborando idee e creazioni che nessuno aveva osato progettare. Ne sono esempi le macchine strabilianti ideate dal grande Leonardo da Vinci.

Disegno di Leonardo che combina immagini e parole.

 

Inoltre, prove del pensiero per immagini è che per la nostra mente è molto più facile pensare a qualcosa di concreto (ad esempio una città che già  abbiamo visitato) piuttosto che a concetti astratti quali la trascendenza, l’ontologia….

Tony Buzan, famoso psicologo inglese e studioso dei processi di apprendimento nonché autore di diversi libri, negli anni settanta inizia ad approfondire le ricerche sulle tecniche di memoria e sull’apprendimento e a ideare il metodo delle mappe mentali il quale si fonda sul principio che “Il cervello non opera in modo lineare e sequenziale come un computer. Esso pensa in modo multilaterale o meglio radiante”.
In Italia, ulteriori approfondimenti sono stati magistralmente sviluppati da Matteo Salvo, ingegnere, presidente dell’Italian Memory Sport Council e Campione mondiale di memoria.

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Pensare per immagini

 

 

Eric Kandel, premio Nobel per la Medicina nel 2000 per gli studi effettuati sulle basi fisiologiche della conservazione della memoria nei neuroni, sostiene che l’apprendimento è il modo in cui si acquisiscono nuove informazioni che riguardano il mondo circostante e la memoria è il modo attraverso cui si archiviano tali informazioni nel corso del tempo. Non esiste memoria senza apprendimento, ma esiste apprendimento senza memoria in quanto l’essere umano è in grado di assorbire informazioni e di dimenticarle immediatamente [si veda il volume di L. Squire, E. Kandel, Come funziona la memoria. Meccanismi molecolari e cognitivi, Bologna, 2010, passim].

Se è così, un punto cruciale diviene allora: quali sono i metodi più efficaci per trattenere i ricordi e, quindi, per evitare di dimenticarli immediatamente?

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