FINITA LA TOLLERANZA PER LA MANCATA APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO SULLA PRIVACY

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Il GDPR è entrato in vigore il 25 maggio 2018 ed ora, dopo un periodo di tolleranza prevista dal legislatore per consentire un approccio soft  alle nuove regole sulla riservatezza, iniziano i controlli e con essi l’applicazione delle sanzioni ove e nelle misure previste.

Il legislatore, con il Decreto legislativo 101/2018 aveva infatti adottato un criterio graduale nell’applicazione della normativa europea consapevole che per aderire alle nuove e stringenti regole sulla riservatezza fosse necessario effettuare revisioni complessive dell’organizzazione aziendale, a volte lunghe e complesse.

Nello specifico, il comma 13 dell’articolo 22 del Decreto di cui trattasi prevedeva  che per otto mesi a partire dal 19 settembre 2018 il Garante della Privacy tenesse conto dell’introduzione delle nuove norme europee nell’applicazione delle sanzioni amministrative, pur nella verifica della compatibilità con il GDPR dell’impianto creato dall’azienda.

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TIM COOK E IL GARANTE EUROPEO DELLA PRIVACY

Tim Cook: «Il mio amico Buttarelli lottava per l'etica nell'era digitale»

 

Tim Cook è molto conosciuto: ingegnere e dirigente d’azienda statunitense, è amministratore delegato delle Apple dal 2011, in seguito alla morte precoce del fondatore Steve Jobs. Secondo la nota rivista Forbes egli risulta essere il diciannovesimo uomo più potente, influente  e ricco della Terra.

Il Magistrato Giovanni Buttarelli, morto improvvisamente un mese fa all’età di 62 anni, fu  primo Segretario Generale dell’Autorità europea della privacy e quindi, sino al 2014  Garante aggiunto europeo dei dati.

Fra queste due eccezionali personalità ci furono incontri molto empatici e tecnicamente significativi.

Il Magistrato era talmente convinto della bontà del modello GDPR da affermare di aver convinto Tim Cook, CEO di Apple, a chiedere una regolamentazione più stringente anche in USA in quanto il sistema delle informazioni e delle nuove tecnologie informatiche aveva aperto nuovi, delicati e a volte inquietanti scenari a livello globale e dunque era necessario approfondire  l’impatto che le tecnologie non controllate potevano provocare sulla vita reale.

Diverse e profonde sono infatti le differenze fra i sistemi di protezione dei dati in America e in Europa. Negli anni Novanta, quando l’Unione Europea e gli USA iniziarono a sviluppare le loro norme in materia di protezione dei dati personali, l’approccio politico si presentò differente. Gli Americani consultarono esclusivamente le aziende e la conseguente regolamentazione fu basata su una bozza preparata dall’industria  delle telecomunicazioni. Le istituzioni europee, invece consultarono le autorità di garanzia nazionali. Il risultato fu che la regolamentazione americana si concentra più sulla tutela degli interessi aziendali, mentre quella europea sulla tutela dei cittadini. Negli USA al centro del sistema c’è l’autonomia dei privati e la libertà individuale e l’approccio è di tipo autoregolamentante, utilitaristico (cioè i dati appartengono a chi li usa) e  settoriale. Continue reading

LIKE E PRIVACY

L’USO IMPROPRIO DEI  LIKE

La sistematica raccolta dei dati personali, spesso sensibili, che illegittimamente o con superficiali richieste di autorizzazione viene effettuata attraverso i banner o la visita di siti  o ancor di più attraverso le tracce digitali che vengono lasciate dai  navigatori in internet, non viene utilizzata solo a fini pubblicitari o di promozione di prodotti, c’è dell’altro e può essere molto grave e pericoloso.

Le ricerche che si moltiplicano per identificare i profili degli utenti attraverso i loro like dimostrano in modo scientifico che un buon analista informatico riesce a identificare le caratteristiche del visitatore di siti dopo solo 68 “mi piace”: genere, età, dipendenze, orientamento sessuale e religioso, opinioni politiche, comportamenti abituali, riflessioni su temi di attualità non hanno più segreti.

Sfruttando i BigData l’analista viene a conoscere l’utente meglio e di più di un amico  o di un familiare.

Ciò vale in particolare per Facebook e per Instagram che raccolgono nel mondo miliardi di utenti che in essi postano immagini, video, pensieri, commenti divenendo enormi aggregatori di informazioni singole e del gruppo di “amici”. Questi social possono raccontare con facilità chi siamo e cosa pensiamo e cosa desideriamo.

Una potenzialità esplosiva, che fa gola anzitutto alla politica, ambito strettamente collegato al potere ideologico ed economico. Sfruttando i dati si possono moltiplicare i followers e interagire direttamente ed in tempo reale con gli utenti.Risultati immagini per like

Un’importante ricerca condotta dall’Università Ca’ Foscari di Venezia ha delineato il profilo comportamentale di coloro che utilizzano i social network e alcuni dei politici attualmente più accreditati sanno perfettamente come sfruttare tali atteggiamenti per aumentare la loro popolarità e con essa la platea degli elettori.

La strategia si basa sul fatto che  vincono sempre gli argomenti polarizzati, quelli che dividono in modo quasi manicheo le opinioni. Le persone infatti, una volta adottata un’opinione tendono a non cambiarla, neanche davanti all’evidenza ed anzi il gruppo che si riconosce  attorno ad un’opinione radicalizzata fa da cassa di risonanza aggregando sempre nuovi amici in questa sorta di “stanza digitale”.

E’ ormai d’uso, in politica e nel campo dei consumi, acquistare dati sulla base del target  e dell’utilizzo che se ne vuol fare  ed è facile comporre raggruppamenti mirati di dati relativi a potenziali elettori che si vogliono raggiungere ed attrarre.

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SONNO E MEMORIA: LA FISSAZIONE DEI RICORDI ED IL LAVORO NOTTURNO

SONNO E MEMORIA

L’idea che il sonno svolga un ruolo importante nell’efficienza mnemonica compare da tempo nella storia della psicologia del lavoro. La letteratura scientifica riporta costantemente, a proposito della perdita di memoria, che chi soffre d’insonnia mostra prestazioni inferiori rispetto a chi riposa a lungo e profondamente.  Uno dei padri fondatori della neurologia, Hermann Ebbinghaus, dopo numerose ed approfondite ricerche, scoprì che esiste una evoluzione temporale dei ricordi che segue uno schema preciso: i ricordi svaniscono dapprima velocemente poi sempre più lentamente.

Sperimentando tale fenomeno su studenti e su se stesso, venne a scoprire che un fattore determinante era costituito dai ritmi del sonno.

Quarant’anni dopo la pubblicazione dei risultati di Ebbinghaus altri due ricercatori, John Jenkins e Karl Dallenbach della Cornell University, hanno ripreso l’idea  del sonno come fattore rilevante nella conservazione dei ricordi. Una serie di ricerche molto approfondite ha portato a dedurre che,  indipendentemente del tempo trascorso fra apprendimento e test di verifica, i risultati erano molto migliori dopo un buon sonno, dunque il sonno favorisce la fissazione dei ricordi.

La tesi dei due scienziati è stata replicata in numerose altre ricerche e in contesti diversi, riscontrando altre diversificazioni (in particolare fra memoria dichiarativa, quella relativa al “sapere” – ad esempio all’apprendimento di una lista di parole – e fra quella procedurale, o del  “saper fare” come ad esempio nuotare o imparare ad andare in bicicletta) ma comunque confermano il ruolo di “fissatore” del sonno, anche se non dalle stesse fasi che il sonno attraversa.

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LA DELEGA IN AZIENDA: UNO STRUMENTO FONDAMENTALE

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Il manager o il professionista impegnato in una organizzazione aziendale mostra di frequente una  non totale fiducia sulle abilità  dei collaboratori ad assumersi parte delle sue responsabilità e delle sue competenze, trascurando così la grande opportunità per sé e per l’organizzazione di utilizzare l’importante istituto della delega. Tale atteggiamento  se da una parte consente una più efficiente attività di controllo, dall’altra impoverisce le potenzialità dell’azienda impedendo al personale di crescere e di contribuire di conseguenza con più slancio ad emancipare il sistema. Per creare un ambiente di lavoro che si basi sulla fiducia, la cooperazione, l’adesione partecipata alla mission e alle strategie aziendali, è fondamentale creare un team affidabile e preparato di collaboratori, ma ciò non può realizzarsi se il management non è in grado di delegare, intendendo con tale  opzione la consapevole condivisione di obiettivi, progetti ed attività per dare possibilità di crescita al personale  in termini di competenze e di produzione di nuove idee.

La delega costituisce un fondamentale motore di motivazione e sviluppo, ma le scelte in questo campo sono assai delicate e possono creare gravi problematicità se il manager non è in grado di identificare  con oculatezza la persona e i contenuti oggetto della delega stessa. A tal fine è opportuno acquisire tecniche e adottare un approccio innovativo  nelle strategie, il che è possibile frequentando specifici corsi di formazione, sperimentando  simulazioni, creando rete con aziende che hanno già adottato con successo sistemi avanzati di gestione del personale.

Riuscire a delegare crea importanti economie di tempo-lavoro per il management, il che significa che:

  • si può dedicare più tempo, ovvero la cosa più preziosa per manager impegnati ad alto livello, alle attività che creano maggior valore all’azienda;
  • si potranno individuare le priorità e più facilmente perseguirle, lasciando ad altri i compiti di minor rilievo;
  • altre persone potranno mettersi alla prova ed entrare nel team allargando così la funzione di progettazione e controllo.

Una prima considerazione importante sul tema della delega riguarda il livello di tale operazione; se la delega è troppo bassa le persone saranno chiamate a svolgere sempre le stesse attività e ciò comporterà nel tempo fenomeni di stagnazione, passività, demotivazione. Se, al contrario la delega è troppo alta tra le persone si svilupperanno fenomeni di errore eccessivo, ansia diffusa e insicurezza con il conseguente rischio di bruciare le proprie potenzialità.

La delega è pertanto una risorsa da incentivare, ma per giungere a praticarla servono rigorosi passaggi logici, per:

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COME DELEGARE PER MIGLIORARE L’EFFICIENZA AZIENDALE?

 

SAPER DELEGARE significa moltiplicare l’efficienza aziendale

È noto che i manager tendono a non fidarsi e che pertanto concentrano nelle proprie competenze tutti i compiti di maggiore responsabilità. Tale atteggiamento, se da una parte consente una più efficiente attività di controllo, dall’altra impoverisce le potenzialità dell’azienda in termini di efficienza specie nel lungo periodo. Per creare un ambiente di lavoro che si basi su fiducia, cooperazione, adesione partecipata alla mission e alle strategie aziendali, è fondamentale creare un team affidabile di collaboratori. Ciò implica essenzialmente la capacità del management di adottare l’istituto della delega, intendendo con esso la consapevole condivisione di obiettivi, progetti ed attività per dare possibilità di crescita ai collaboratori in termini di competenze e di produzione di nuove idee.

Contenuti

La delega come risorsa da incentivare, ma come farlo?

Partendo dalla convinzione che la delega costituisce un fondamentale motore di motivazione e sviluppo, si intendono individuare, sperimentare e valutare  alcune casistiche di delega, simulando le seguenti situazioni:

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I VANTAGGI DI OTTENERE LA CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ: ISO 9001

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Le aziende di successo sono spinte a promuovere la qualità in ogni aspetto della loro attività: dall’organizzazione del lavoro, alla garanzia delle migliori prestazioni al cliente, all’intero ciclo produttivo sino alla distribuzione di beni e servizi.

Questa visione strategica porta benefici in termini di qualità del prodotto ma anche di immagine, assicurando strumenti potenti e misurabili per attrarre nuove opportunità di finanziamento ed ampliare la clientela.

All’interno di una organizzazione aziendale un adeguato e qualificato modello di gestione risulta pertanto indispensabile per condurre  e monitorare i processi aziendali, migliorare l’efficacia e l’efficienza e per ottenere ed incrementare la soddisfazione del cliente.

Con la sigla ISO si identifica una serie di normative e di linee guida contemplate dalla Organizzazione internazionale per la normazione (ISO–International Organization for Standardization) che definiscono i requisiti per la gestione di un appropriato sistema di qualità.

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È OBBLIGATORIO CONSEGNARE AL DIPENDENTE GLI ATTESTATI DEI CORSI DI FORMAZIONE IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO?

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Un quesito spesso ricorrente da parte dei datori di lavoro è se sia obbligatorio consegnare ai lavoratori gli attestati dei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il tema è dibattuto ma questo interessante articolo del quotidiano Punto Sicuro cerca di dare le dovute riposte. L’articolo è reperibile qui.