TIM COOK E IL GARANTE EUROPEO DELLA PRIVACY

Tim Cook è molto conosciuto: ingegnere e dirigente d’azienda statunitense, è amministratore delegato delle Apple dal 2011, in seguito alla morte precoce del fondatore Steve Jobs. Secondo la nota rivista Forbes egli risulta essere il diciannovesimo uomo più potente, influente  e ricco della Terra.

Il Magistrato Giovanni Buttarelli, morto improvvisamente un mese fa all’età di 62 anni, fu  primo Segretario Generale dell’Autorità europea della privacy e quindi, sino al 2014  Garante aggiunto europeo dei dati.

Fra queste due eccezionali personalità ci furono incontri molto empatici e tecnicamente significativi.

Il Magistrato era talmente convinto della bontà del modello GDPR da affermare di aver convinto Tim Cook, CEO di Apple, a chiedere una regolamentazione più stringente anche in USA in quanto il sistema delle informazioni e delle nuove tecnologie informatiche aveva aperto nuovi, delicati e a volte inquietanti scenari a livello globale e dunque era necessario approfondire  l’impatto che le tecnologie non controllate potevano provocare sulla vita reale.

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LIKE E PRIVACY

L’USO IMPROPRIO DEI  LIKE

La sistematica raccolta dei dati personali, spesso sensibili, che illegittimamente o con superficiali richieste di autorizzazione viene effettuata attraverso i banner o la visita di siti  o ancor di più attraverso le tracce digitali che vengono lasciate dai  navigatori in internet, non viene utilizzata solo a fini pubblicitari o di promozione di prodotti, c’è dell’altro e può essere molto grave e pericoloso.

Le ricerche che si moltiplicano per identificare i profili degli utenti attraverso i loro like dimostrano in modo scientifico che un buon analista informatico riesce a identificare le caratteristiche del visitatore di siti dopo solo 68 “mi piace”: genere, età, dipendenze, orientamento sessuale e religioso, opinioni politiche, comportamenti abituali, riflessioni su temi di attualità non hanno più segreti.

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SONNO E MEMORIA: LA FISSAZIONE DEI RICORDI ED IL LAVORO NOTTURNO

SONNO E MEMORIA

L’idea che il sonno svolga un ruolo importante nell’efficienza mnemonica compare da tempo nella storia della psicologia del lavoro. La letteratura scientifica riporta costantemente, a proposito della perdita di memoria, che chi soffre d’insonnia mostra prestazioni inferiori rispetto a chi riposa a lungo e profondamente.  Uno dei padri fondatori della neurologia, Hermann Ebbinghaus, dopo numerose ed approfondite ricerche, scoprì che esiste una evoluzione temporale dei ricordi che segue uno schema preciso: i ricordi svaniscono dapprima velocemente poi sempre più lentamente.

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LA DELEGA IN AZIENDA: UNO STRUMENTO FONDAMENTALE

Il manager o il professionista impegnato in una organizzazione aziendale mostra di frequente una  non totale fiducia sulle abilità  dei collaboratori ad assumersi parte delle sue responsabilità e delle sue competenze, trascurando così la grande opportunità per sé e per l’organizzazione di utilizzare l’importante istituto della delega. Tale atteggiamento  se da una parte consente una più efficiente attività di controllo, dall’altra impoverisce le potenzialità dell’azienda impedendo al personale di crescere e di contribuire di conseguenza con più slancio ad emancipare il sistema. Per creare un ambiente di lavoro che si basi sulla fiducia, la cooperazione, l’adesione partecipata alla mission e alle strategie aziendali, è fondamentale creare un team affidabile e preparato di collaboratori, ma ciò non può realizzarsi se il management non è in grado di delegare, intendendo con tale  opzione la consapevole condivisione di obiettivi, progetti ed attività per dare possibilità di crescita al personale  in termini di competenze e di produzione di nuove idee.

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COME DELEGARE PER MIGLIORARE L’EFFICIENZA AZIENDALE?

 

SAPER DELEGARE significa moltiplicare l’efficienza aziendale

È noto che i manager tendono a non fidarsi e che pertanto concentrano nelle proprie competenze tutti i compiti di maggiore responsabilità. Tale atteggiamento, se da una parte consente una più efficiente attività di controllo, dall’altra impoverisce le potenzialità dell’azienda in termini di efficienza specie nel lungo periodo. Per creare un ambiente di lavoro che si basi su fiducia, cooperazione, adesione partecipata alla mission e alle strategie aziendali, è fondamentale creare un team affidabile di collaboratori. Ciò implica essenzialmente la capacità del management di adottare l’istituto della delega, intendendo con esso la consapevole condivisione di obiettivi, progetti ed attività per dare possibilità di crescita ai collaboratori in termini di competenze e di produzione di nuove idee.

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I VANTAGGI DI OTTENERE LA CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ: ISO 9001

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Le aziende di successo sono spinte a promuovere la qualità in ogni aspetto della loro attività: dall’organizzazione del lavoro, alla garanzia delle migliori prestazioni al cliente, all’intero ciclo produttivo sino alla distribuzione di beni e servizi.

Questa visione strategica porta benefici in termini di qualità del prodotto ma anche di immagine, assicurando strumenti potenti e misurabili per attrarre nuove opportunità di finanziamento ed ampliare la clientela.

All’interno di una organizzazione aziendale un adeguato e qualificato modello di gestione risulta pertanto indispensabile per condurre  e monitorare i processi aziendali, migliorare l’efficacia e l’efficienza e per ottenere ed incrementare la soddisfazione del cliente.

Con la sigla ISO si identifica una serie di normative e di linee guida contemplate dalla Organizzazione internazionale per la normazione (ISO–International Organization for Standardization) che definiscono i requisiti per la gestione di un appropriato sistema di qualità.

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È OBBLIGATORIO CONSEGNARE AL DIPENDENTE GLI ATTESTATI DEI CORSI DI FORMAZIONE IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO?

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Un quesito spesso ricorrente da parte dei datori di lavoro è se sia obbligatorio consegnare ai lavoratori gli attestati dei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il tema è dibattuto ma questo interessante articolo del quotidiano Punto Sicuro cerca di dare le dovute riposte. L’articolo è reperibile qui.

IL SEGRETO PROFESSIONALE SALVA GLI ATTI RISERVATI DELLA CLIENTELA

IL SEGRETO PROFESSIONALE

Una delicata problematica in merito alla protezione dei dati riguarda gli studi professionali, ed in particolare la richiesta, nel corso di sopralluogo per controlli fiscali da parte della Finanza, di accedere ai fascicoli della clientela.

In questo caso, in considerazione della riservatezza dei dati, il professionista può opporre diniego a motivo del segreto professionale anche se l’esame dei materiali è finalizzato a controlli legittimi di carattere fiscale. I verificatori, per accedere ad informazioni sulla clientela nel proseguire l’indagine, devono pertanto interrompere il controllo ed appellarsi alla Procura della Repubblica per richiedere la necessaria autorizzazione.

E’ noto che il professionista, per legge, deve coprire le notizie riguardanti i propri clienti, che spesso sono delicate e sensibili. Sul piano del codice di procedura penale tale assunto si ricava dall’art. 200: i professionisti non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragioni legate alla propria professione. Vi è, inoltre, da menzionare l’art. 622 del codice penale che punisce la rivelazione di segreto professionale. Continue reading

LE FASI DI DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA: COME OTTENERE SUCCESSO IN AZIENDA

Nel sistema economico attuale, caratterizzato da una dimensione sovranazionale del rapporto fra domanda e offerta e dell’organizzazione del lavoro, si è elevato esponenzialmente il livello di competitività fra le aziende, che sono in grado di mantenersi nel mercato solo grazie all’applicazione di modelli di innovazione  basati sulla consapevolezza e sulla conoscenza dei valori aziendali, sull’ applicazione di tecnologie avanzate e su processi di validazione della qualità.

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