LE REGOLE SMART PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI

Tutti noi vorremmo modificare alcuni dei dei nostri comportamenti, magari ridimensionare alcune spigolosità e qualche cattiva abitudine ma  il più delle volte ci manca la spinta mentale e volitiva per superare le nostre criticità.

Sull’European Journal of Social Psychology è stato recentemente pubblicato l’esito preliminare di uno studio che ipotizza – in base ai dati emersi – che è possibile cambiare ma che siano necessari mediamente sessantasei giorni prima che un comportamento nuovo, legato ad attività semplici e ai bisogni primari, diventi automatico. Affinché non si ricada prontamente nelle vecchie abitudini ma se ne acquisiscano altre più corrette e qualificate, serve un tempo più lungo. Questa scoperta, avvalorata da altre numerose ricerche sul tema delle abitudini, ci dice che noi non siamo condannati alla ripetitività perché è il cervello a muovere l’agire umano e questo organo è meraviglioso, complesso e  flessibile in quanto capace di modificare e modificarsi nel tempo.

Ogni esperienza affrontata e ogni riflessione astratta producono nuovi collegamenti fra i neuroni. Tali collegamenti vengono chiamati sinapsi  e insieme determinano una rete attraversata da correnti elettriche e da molecole. L’insieme di questi elementi costituisce il substrato materico della nostra mente.

Sembra impossibile che le nostre abitudini siano governate da elementi biochimici e non da elementi astratti, quali il pensiero, le emozioni, i ragionamenti, e questa origine organica  delle nostre modalità d’agire è stata dimostrata tramite esperimenti condotti con strumenti tecnici di diagnostica, quale la risonanza magnetica.

IL METODO SMART PER RAGGIUNGERE GLI OBBIETTIVI

un gruppo di esperti americani ha messo a punto un vademecum ragionato da applicare in particolare alle aziende, sulla base del principio che raggiungere il successo  sia più semplice se si adottano cinque regole base (le cui iniziali nella traduzione inglese formano l’acronimo SMART) che veniamo qui a sintetizzare.

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LE QUALITA’ DA SVILUPPARE NEL MANAGEMENT IN AZENDA

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Il  sistema aziendale italiano sta progressivamente  sviluppando la funzione di consulente orientato allo sviluppo e alla crescita delle risorse umane, già a lungo presente nel sistema produttivo di altri Paesi, specie di quelli anglosassoni.

Ma di cosa si tratta, nello specifico?

PRODUTTIVITÀ‘ E MOTIVAZIONE

Condotto da una sorta di professionista – allenatore, tale modalità vuole offrire un valore aggiunto, fondamentale per dare slancio al lavoro e alla produttività: la motivazione in ogni ordine e grado della struttura aziendale. Naturalmente le hard skill e cioè le competenze tecniche strettamente professionali restano alla base del rapporto contrattuale e sono imprescindibili come lo è un curriculum ricco e adeguato al posto da ricoprire, ma nel mondo attuale risultano altrettanto importanti altre qualità, più legate alla soggettività e alle doti caratteriali. Continue reading

IL MODELLO AGILE E LE RISORSE UMANE

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È importante chiedersi se negli anni presenti, in cui sempre più si parla e si agisce nell’ottica della intelligenza artificiale, abbia ancora senso ragionare in termini di risorse umane e ancor più di innovazione nel campo delle risorse umane.

Il fondatore dell’Osservatorio hr innovation practise, il professore del Politecnico Mariano Corso, afferma con convinzione che il valore del capitale umano è imprescindibile e ci pone un valido motivo di riflessione tracciando un excursus che vogliamo riportare in sintesi per creare consapevolezza circa il valore della persona nella realtà civile e lavorativa.

Sin dalla fine degli anni Sessanta si è cominciato a parlare di risorse umane in quanto veniva gradualmente superata la visione del lavoratore come semplice bene strumentale per assegnargli  dignità e  valore come persona.

Il lavoratore dunque diveniva una preziosa risorsa nel veloce e imponente processo di industrializzazione ma anche  con l’avvento del digitale risultava fondamentale in quanto portatore della necessaria cultura dell’innovazione.

Interrogati su quali fossero le più importanti molle per il progresso aziendale e del terziario, importanti manager hanno indicato:

  • l’applicazione di nuovi modelli di organizzazione;
  • lo sviluppo di cultura e competenze digitali;
  • l’employer branding

ma soprattutto

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L’IMPORTANZA DEL MARKETING PER LE AZIENDE: TRA ESPANSIONE E PRIVACY

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Oggi si parla molto di obiettivi e di motivazioni dimenticando forse che il valore precipuo da considerare è l’insieme dei bisogni dell’individuo poiché essi costituiscono il fattore chiave per pianificare e progettare il rapporto con l’ambiente di riferimento.

Lo psicologo Gregg Henriques identifica quale bisogno primario l’esigenza dell’individuo ad essere conosciuto e considerato dalle persone per lui  importanti e per poter nutrire la propria  autostima.

Questo meccanismo spiega l’importanza  del marketing  e del brand quale veicolo molto efficace della comunicazione per l’azienda o per il professionista. Il processo di acquisto dei consumatori sta rapidamente cambiando ed il successo di un’azienda nel lungo si misura proprio nella capacità di leggere e aggiornare il trend delle aspettative dei clienti acquisiti e di quelli che si spera di conquistare.

Dati tali elementi e appurata che una data cultura aziendale, magari di origine storiche e prestigiose ma non dominata da un serio orientamento  al prodotto/processo, tutte le prove indicano che la Funzione marketing contribuisce sostanzialmente al raggiungimento degli obiettivi aziendali. In questa visione il marketing svolgerà il suo ruolo principale nell’individuare e comunicare le differenti “proposte di valore” (Value Propositions), espresse in termini benefici attesi dai diversi segmenti di clientela, in modo da responsabilizzare tutti i membri dell’organizzazione aziendale intorno al loro contributo nella creazione di tale valore.

Una gestione di marketing efficace permette di anticipare i mutamenti del futuro, per potersi adeguare ai cambiamenti ed affrontarli con tempestività. Il marketing integra e coordina tutte le funzioni aziendali che supportano la commercializzazione di un prodotto o di un servizio proprio perché è in grado di integrare l’analisi della situazione con le scelte e gli interventi propri di una strategia mirata.

Operativamente il marketing in azienda si occupa di:

  • analisi e ricerca: raccogliendo scientificamente i dati e le informazioni relativi ai vari segmenti di mercato;
  • pianificazione: redige cioè un piano di marketing ove incrocia le esigenze di mercato con i punti di forza e di debolezza dell’azienda;
  • organizzazione: vengono coordinate tutte le fasi del processo di ideazione, realizzazione, produzione, distribuzione e vendita di un prodotto;
  • realizzazione dell’offerta commerciale: gestisce le politiche di prodotto e servizio, di distribuzione, di prezzo, di comunicazione;
  • controllo:il marketing verifica gli scostamenti da quanto pianificato e propone le eventuali correzioni per raggiungere gli obiettivi dati.

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COME CONQUISTARE LA FIDUCIA DEL CLIENTE

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I professionisti e le aziende sono generalmente molto preparati sul piano tecnico e sulla capacità di interpretare il contesto socio economico locale e globale, ma forse tutto ciò non è sufficiente per stimolare la fidelizzazione dei clienti  e per conquistarne dei nuovi. Oggi a fare la differenza sul mercato, a parità di preparazione, sono le cosiddette competenze trasversali che, nel merito, significano capacità di ascolto  e doti di mediazione fra le parti, nel frequente caso di contenziosi o di richieste non compiutamente soddisfatte.

La figura del professionista “vecchio stampo”, quello  che incentivava all’infinito i contenziosi  per ricavarne un beneficio economico, o quello che interpretava i dati con una visione fredda, matematica, senza allargarla a variabili di contesto altrettanto significative, è ormai definitivamente in declino; così come alle aziende è richiesto di innovarsi continuamente per stare al passo con il mercato.

Per adottare un approccio più innovativo e incisivo, il professionista e lo staff delle aziende nei tempi attuali devono saper esprimere empatia nei confronti dei clienti ed esprimere al contempo un loro pensiero originale e prospettico, sia  nell’avvio di un’attività imprenditoriale sia nella fase di rilancio dopo una possibile situazione di crisi o di recesso da importanti vincoli contrattuali.

Recenti indagini sul sistema imprenditoriale più avanzato hanno individuato le aspettative più frequenti che il cliente mostra  di avere nei confronti del  professionista e di coloro che operano all’interno della aziende:

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Come si crea un business plan

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Business plan: definizione

Il business plan è il documento di pianificazione che viene elaborato per supportare  un imprenditore che vuole avviare una nuova impresa o rilanciare  l’attività in essere, al fine di individuare gli obiettivi, la strategia che si vuole adottare, evidenziare le criticità, partecipare a bandi o chiedere risorse a banche o a investitori pubblici o privati.

Come si crea business plan

Il progetto per la predisposizione di un business plan deve focalizzarsi attorno dell’idea imprenditoriale che si vuole realizzare: Il documento deve essere sintetico e deve descrivere tutti i servizi o i prodotti che si intendono erogare o commercializzare.

Per  realizzare un buon business plan è necessario seguire alcune fasi: nel prosegio si cercherà si fornire un affresco.

Fasi da seguire: analisi di mercato

Fulcro di ogni attività d’impresa è la capacità di effettuare una attenta analisi di mercato  nell’attualità e, per quanto possibile, nella sua evoluzione. Questa consiste nella raccolta sistematica, nella conservazione e nella  analisi dei dati relativi alle problematiche connesse  alla richiesta (e al marketing)  dei beni e dei servizi, occupandosi in particolare dei comportamenti e delle motivazioni dei consumatori. È opportuno, quindi, chiedersi se ciò che si vuole offrire può occupare una fetta di mercato ancora appetibile (perchè non ancora satura di offerta) o se l’dea di un nuovo prodotto/servizio avrà poche richieste quindi poca o nulla possibilità di successo.

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Il temporary manager: le sue funzioni e perché è utile

 

 

Chi è il temporary manager?

Viene così definito un manager che ha sviluppato una esperienza e un’attitudine particolari che indicano il superamento della tradizionale concezione di dirigente. Mostra infatti la capacità e la flessibilità per mettere in discussione se stesso e il proprio lavoro e di praticare una rivoluzione e una innovazione totale nell’impresa, per la sua abilità a vendere know how.

Il temporary manager sa approfondire, con la competenza che possiede, i problemi oggetto dell’intervento e, con rapidità di decisione e autorevolezza, saprà coinvolgere la struttura operativa puntando su nuovi obbiettivi. La sua forte personalità gli permetterà di incentivare il lavoro di gruppo e di far decollare la motivazione individuale degli stretti collaboratori creando forte consapevolezza sulla mission del cambiamento in atto.

Più nel dettaglio, una figura così particolare, piuttosto nuova nel panorama lavorativo del nostro Paese, può essere assai utile alle aziende , tradizionalmente di stampo familiare e artigianali che, pur offrendo prodotti e servizi di elevata qualità, non possiedono gli strumenti per vincere le sfide di un mercato in continua evoluzione e con regole e meccanismi del tutto nuovi o per aziende in crisi o per aziende che rischiano l’espulsione dal mercato per l’incapacità di promuovere il proprio brand.

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Resilienza per il business e per la mente: le ragioni di una scelta

Coloro che sono più intelligenti, secondo il Club mensa che misura il quoziente intellettivo e raccoglie chi al mondo ha espresso i punteggi più alti, al di là della cultura, del grado di istruzione, dell’appartenenza geografica e dell’età, possiede abilità e attitudini comuni. Queste sono, in sintesi, la capacità di risolvere i problemi con strategie diverse e una assai sviluppata intelligenza verbale e logico matematica.

Per avere una mente attiva e produttiva insieme è pertanto importante sviluppare le doti di intelligenza e in particolare sviluppare la flessibilità, che aiuta a vedere le cose da più punti di vista, la fluidità che aiuta ad essere produttivi ed ideativi e l’originalità che permette are collegamenti insoliti fra le informazioni possedute.

Ma queste qualità sono importanti anche nel mondo del business? La fluidità, la resilienza, la creatività aiutano nel mondo del lavoro?

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