COSA SIGNIFICA ESSERE CREATIVI SUL LAVORO

Esempio di una mappa mentale: tecnica che esalta la creatività

 

Esiste una contraddizione insita nel tradizionale concetto di lavoro: questo implica fatica, impegno ma al contempo può e deve essere motivo di soddisfazione e di realizzazione di sé.

Si pensi all’etimologia della parola: labor (dal latino) quale fatica, o travail (dal francese), trabajo (in spagnolo), trabalhar (in portoghese) o travagghiu (in siciliano) tutti indicanti il travaglio che si affronta quotidianamente nel lavoro.

È vero, lavorare stanca, ma offre una enorme opportunità di generare qualcosa di importante e di realizzare le proprie potenzialità.

Nella vita il lavoro è un diritto e un dovere, è un’esperienza pervasiva che si è evoluta nel tempo; originariamente l’uomo era spinto a lavorare per garantire il sostentamento per sé e per la famiglia ma le modalità, con il progresso, sono profondamente cambiate tanto che nel mondo di oggi, nei paesi più progrediti, il lavoro è in grado di garantire la realizzazione dell’individuo e uno spazio importante ove esercitare la creatività.

Il punto è che è necessario trovare le motivazioni e il contesto giusti. Il nostro Paese –  con il suo notissimo made in Italy – è peraltro famoso nel mondo per l’alta quota di creatività, specie in ambiti applicativi quali la moda, il design, l’architettura e l’alta cucina.

Ma, in generale, come si può esprimere la creatività nel lavoro?

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Grinta…anche in un momento difficile

In questo momento difficile anche per molte aziende e realtà economiche, presentiamo la mappa mentale del volume di Angela Duckworth, “Grinta. Il potere della passione e della perseveranza”.
L’Autrice è docente di psicologia nella University of Pennsylvania, già consulente della Casa Bianca e della Banca Mondiale. Nel 2013 ha vinto il prestigioso MacArthur Fellowship.

Il volume mostra, con il supporto di autorevoli ricerche scientifiche, come determinazione e perseveranza siano decisive per ottenere risultati e soddisfazione, nonché per superare i momenti difficili.

Il Direttore della rivista “Psicologia contemporanea” il Dottor Luca Mazzucchelli è autore della prefazione ed ha curato una (agile) recensione del volume, visibile a questo link.

Abbiamo realizzato la mappa mentale del libro che potete scaricare qui in formato PDF.

LE REGOLE SMART PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI

Tutti noi vorremmo modificare alcuni dei dei nostri comportamenti, magari ridimensionare alcune spigolosità e qualche cattiva abitudine ma  il più delle volte ci manca la spinta mentale e volitiva per superare le nostre criticità.

Sull’European Journal of Social Psychology è stato recentemente pubblicato l’esito preliminare di uno studio che ipotizza – in base ai dati emersi – che è possibile cambiare ma che siano necessari mediamente sessantasei giorni prima che un comportamento nuovo, legato ad attività semplici e ai bisogni primari, diventi automatico. Affinché non si ricada prontamente nelle vecchie abitudini ma se ne acquisiscano altre più corrette e qualificate, serve un tempo più lungo. Questa scoperta, avvalorata da altre numerose ricerche sul tema delle abitudini, ci dice che noi non siamo condannati alla ripetitività perché è il cervello a muovere l’agire umano e questo organo è meraviglioso, complesso e  flessibile in quanto capace di modificare e modificarsi nel tempo.

Ogni esperienza affrontata e ogni riflessione astratta producono nuovi collegamenti fra i neuroni. Tali collegamenti vengono chiamati sinapsi  e insieme determinano una rete attraversata da correnti elettriche e da molecole. L’insieme di questi elementi costituisce il substrato materico della nostra mente.

Sembra impossibile che le nostre abitudini siano governate da elementi biochimici e non da elementi astratti, quali il pensiero, le emozioni, i ragionamenti, e questa origine organica  delle nostre modalità d’agire è stata dimostrata tramite esperimenti condotti con strumenti tecnici di diagnostica, quale la risonanza magnetica.

IL METODO SMART PER RAGGIUNGERE GLI OBBIETTIVI

un gruppo di esperti americani ha messo a punto un vademecum ragionato da applicare in particolare alle aziende, sulla base del principio che raggiungere il successo  sia più semplice se si adottano cinque regole base (le cui iniziali nella traduzione inglese formano l’acronimo SMART) che veniamo qui a sintetizzare.

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I RISCHI IN CORSIA: LE NORME ISO NEL SETTORE SANITARIO

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DATI PREOCCUPANTI

Dagli ultimi dati elaborati da Ivas – Bollettino statistico, in relazione ai rischi da responsabilità civile sanitaria in Italia – emerge un aumento  nel 2017 rispetto all’anno precedente del 21% di contenziosi ed un ammontare di risarcimenti nel biennio 2015/2017 di 1 miliardo 800 mila euro. Tali dati preoccupanti indicano che solo una organizzazione sanitaria diligente può limitare i rischi da eventuali cattive pratiche (o malpractise) e le conseguenze penali e civili per la struttura e per il singolo sanitario.

Inoltre, il rispetto dei requisiti e dei processi indicati dalle norme del risk assessment  assume un grande valore nell’ambito della strategia difensiva nei casi eventuali di contenziosi in materia di responsabilità sanitaria.

LE NORME INTERNAZIONALI ISO

In materia le  norme ISO 9001:2015 costituiscono un  esempio di standard organizzativo particolarmente attendibile perché indicano i fattori che potrebbero far deviare dal raggiungimento dei risultati attesi, da integrarsi con le ISO  31010:2009 che illustrano le tecniche che possono essere utilizzate per la valutazione del rischio in ambienti sanitari.

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LE QUALITA’ DA SVILUPPARE NEL MANAGEMENT IN AZENDA

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Il  sistema aziendale italiano sta progressivamente  sviluppando la funzione di consulente orientato allo sviluppo e alla crescita delle risorse umane, già a lungo presente nel sistema produttivo di altri Paesi, specie di quelli anglosassoni.

Ma di cosa si tratta, nello specifico?

PRODUTTIVITÀ‘ E MOTIVAZIONE

Condotto da una sorta di professionista – allenatore, tale modalità vuole offrire un valore aggiunto, fondamentale per dare slancio al lavoro e alla produttività: la motivazione in ogni ordine e grado della struttura aziendale. Naturalmente le hard skill e cioè le competenze tecniche strettamente professionali restano alla base del rapporto contrattuale e sono imprescindibili come lo è un curriculum ricco e adeguato al posto da ricoprire, ma nel mondo attuale risultano altrettanto importanti altre qualità, più legate alla soggettività e alle doti caratteriali. Continue reading

COME AUMENTARE LE PERFORMANCE: NUMERO 1 SI DIVENTA

 

Consigliamo, in previsione delle imminenti vacanze natalizie, la lettura di questo interessante volume di Anders Ericsson, “Numero 1 si diventa”.

L’Autore è Professore di psicologia alla Florida State University e uno dei massimi studiosi delle performance degli esperti in campi quali la medicina, la musica, gli scacchi e lo sport.

Troverete utili spunti di riflessione: il talento, sostiene Ericsson, non è un dono innato; ogni abilità viene intrapresa tramite l’allenamento. Ma ciò che crea la differenza non è il tempo che dedichiamo ad una attività ma la qualità.

Abbiamo realizzato la mappa mentale del libro che potete scaricare qui in formato PDF.

IL MODELLO AGILE E LE RISORSE UMANE

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È importante chiedersi se negli anni presenti, in cui sempre più si parla e si agisce nell’ottica della intelligenza artificiale, abbia ancora senso ragionare in termini di risorse umane e ancor più di innovazione nel campo delle risorse umane.

Il fondatore dell’Osservatorio hr innovation practise, il professore del Politecnico Mariano Corso, afferma con convinzione che il valore del capitale umano è imprescindibile e ci pone un valido motivo di riflessione tracciando un excursus che vogliamo riportare in sintesi per creare consapevolezza circa il valore della persona nella realtà civile e lavorativa.

Sin dalla fine degli anni Sessanta si è cominciato a parlare di risorse umane in quanto veniva gradualmente superata la visione del lavoratore come semplice bene strumentale per assegnargli  dignità e  valore come persona.

Il lavoratore dunque diveniva una preziosa risorsa nel veloce e imponente processo di industrializzazione ma anche  con l’avvento del digitale risultava fondamentale in quanto portatore della necessaria cultura dell’innovazione.

Interrogati su quali fossero le più importanti molle per il progresso aziendale e del terziario, importanti manager hanno indicato:

  • l’applicazione di nuovi modelli di organizzazione;
  • lo sviluppo di cultura e competenze digitali;
  • l’employer branding

ma soprattutto

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FINITA LA TOLLERANZA PER LA MANCATA APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO SULLA PRIVACY

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Il GDPR è entrato in vigore il 25 maggio 2018 ed ora, dopo un periodo di tolleranza prevista dal legislatore per consentire un approccio soft  alle nuove regole sulla riservatezza, iniziano i controlli e con essi l’applicazione delle sanzioni ove e nelle misure previste.

Il legislatore, con il Decreto legislativo 101/2018 aveva infatti adottato un criterio graduale nell’applicazione della normativa europea consapevole che per aderire alle nuove e stringenti regole sulla riservatezza fosse necessario effettuare revisioni complessive dell’organizzazione aziendale, a volte lunghe e complesse.

Nello specifico, il comma 13 dell’articolo 22 del Decreto di cui trattasi prevedeva  che per otto mesi a partire dal 19 settembre 2018 il Garante della Privacy tenesse conto dell’introduzione delle nuove norme europee nell’applicazione delle sanzioni amministrative, pur nella verifica della compatibilità con il GDPR dell’impianto creato dall’azienda.

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TIM COOK E IL GARANTE EUROPEO DELLA PRIVACY

Tim Cook: «Il mio amico Buttarelli lottava per l'etica nell'era digitale»

 

Tim Cook è molto conosciuto: ingegnere e dirigente d’azienda statunitense, è amministratore delegato delle Apple dal 2011, in seguito alla morte precoce del fondatore Steve Jobs. Secondo la nota rivista Forbes egli risulta essere il diciannovesimo uomo più potente, influente  e ricco della Terra.

Il Magistrato Giovanni Buttarelli, morto improvvisamente un mese fa all’età di 62 anni, fu  primo Segretario Generale dell’Autorità europea della privacy e quindi, sino al 2014  Garante aggiunto europeo dei dati.

Fra queste due eccezionali personalità ci furono incontri molto empatici e tecnicamente significativi.

Il Magistrato era talmente convinto della bontà del modello GDPR da affermare di aver convinto Tim Cook, CEO di Apple, a chiedere una regolamentazione più stringente anche in USA in quanto il sistema delle informazioni e delle nuove tecnologie informatiche aveva aperto nuovi, delicati e a volte inquietanti scenari a livello globale e dunque era necessario approfondire  l’impatto che le tecnologie non controllate potevano provocare sulla vita reale.

Diverse e profonde sono infatti le differenze fra i sistemi di protezione dei dati in America e in Europa. Negli anni Novanta, quando l’Unione Europea e gli USA iniziarono a sviluppare le loro norme in materia di protezione dei dati personali, l’approccio politico si presentò differente. Gli Americani consultarono esclusivamente le aziende e la conseguente regolamentazione fu basata su una bozza preparata dall’industria  delle telecomunicazioni. Le istituzioni europee, invece consultarono le autorità di garanzia nazionali. Il risultato fu che la regolamentazione americana si concentra più sulla tutela degli interessi aziendali, mentre quella europea sulla tutela dei cittadini. Negli USA al centro del sistema c’è l’autonomia dei privati e la libertà individuale e l’approccio è di tipo autoregolamentante, utilitaristico (cioè i dati appartengono a chi li usa) e  settoriale. Continue reading