Il Lavoro che Verrà

L’ultimo anno, a causa della pandemia da Coronavirus, ha visto una totale trasformazione delle routine operative e delle dinamiche con i colleghi che costituivano la comunità lavorativa.
Inizialmente abbiamo ritenuto che si trattasse di una transizione veloce e ci siamo sentiti temporaneamente sospesi e così abbiamo rimandato progetti di lavoro e privati, ostinandoci a pensare di poterci riappropriare totalmente della nostra vita, tornando alla rassicurante normalità.

Laura Sinatra, fondatrice della società di consulenza Eapitalia World Employee assistance programme, che si occupa anche di intervenire nelle crisi aziendali, afferma che è sbagliato ostinarci a pensare che la vita non sia questa, che sia una semplice parentesi. Questo atteggiamento costituisce una mortificazione della capacità umana di adattarsi e di apprendere cose nuove. Ella afferma testualmente: “Credo che la strategia più efficace sia quella di stare nel presente: molte delle risorse già disponibili possono essere ricombinate per soddisfare la progettualità e i bisogni di oggi”.

Dobbiamo partire dall’assunto che la percezione e l’esperienza del lavoro d’ufficio come lo conoscevamo non esiste più, ma non è detto che ciò sia esclusivamente un male.

Lo pensa anche Luca Solari dell’Università degli studi di Milano il quale afferma, nel suo libro Freedom management (Franco Angeli editore) dedicato a questo tema, che “i lavoratori hanno potuto godere di nuove libertà e ne hanno approfittato per sperimentare il coraggio di fare una proposta, sviluppare un’idea, dimostrare abilità non sfruttate. Una condizione che ha portato, come si è visto, discreti benefici alla produttività, ma anche al benessere psicofisico dei lavoratori”. Aggiunge però che “l’essersi allontanati fisicamente dal posto di lavoro, talvolta ha generato insicurezza, ansia, preoccupazioni e paranoie”.

In questi mesi si sono spesi molti appelli affinché i lavoratori uscissero dalla loro confort zone per dedicarsi a nuovi progetti per una crescita professionale e personale, ma solo una minima parte ha avuto l’ardire o l’occasione per sperimentare vie nuove perché il tempo depresso della pandemia non ha incentivato entusiasmi e motivazioni.

Piuttosto questo tempo chiuso e rallentato ha invitato molti a ripensare al sé, a chiedersi se realizzazione e felicità coincidessero e a porsi domande su come poter migliorare la qualità della loro vita ma a volte si è trattato di un’idea, di un tentativo di trovare una via di fuga.

lavoro

Ma come possiamo reagire alle novità senza destabilizzarci?

Aggrediti dai cambiamenti, come possiamo fronteggiare le nuove, dirompenti novità?

Interessante il test di personalità di Myers-Briggs (Mbti) che analizza il modo con cui una persona reagisce al cambiamento e affronta stress e a situazioni conflittuali. Lo strumento individua 16 diversi tipi psicologici, ognuno dei quali caratterizzato da una combinazione di lettere. Si indicano di seguito i caratteri fondamentali:

E – sta per estroversione quindi gli individui traggono energia dalla socialità e dall’azione;

I – indica coloro che recuperano chiudendosi in se stessi;

S – sono coloro che gestiscono le informazioni sulla base di sensazioni;

N – sono, al contrario, coloro che lo fanno basandosi sulle intuizioni;

F e T – indicano la funzione cognitiva, e cioè F (feeling) sul sentimento e T (thinking) sul pensiero.

L’ultima coppia distingue

J – i tipi giudicanti dai P – i tipi percettivi

Ruth Ann Lake, che da 25 anni si occupa di formazione e che nel 2009 ha scritto un libro (editore Franco Angeli) dedicato all’applicazione del metodo sopra spiegato (Mbti) e ha individuato una serie di esempi concreti per individuare la tipologia dei soggetti coi quali si vuole o si deve interagire (ad esempio il capo) per “trattarli come vorrebbero essere trattati”, cogliendo i loro lati sensibili. Ciò è fondamentale per migliorare il rapporto ed acquisire riconoscimento.

CAVALCARE I CAMBIAMENTI: ALCUNE POSSIBILI STRATEGIE:

  1. SVILUPPARE LE COMPETENZE TRASVERSALI: i dirigenti d’azienda si aspettano da voi capacità nuove e consolidate entro pochi anni dall’ingresso nel lavoro. Fra queste tolleranza allo stress, flessibilità e capacità di mostrare spirito critico. Sono competenze di carattere attitudinale che possono essere acquisite; in internet si trovano ottime indicazioni di carattere psicoattitudinale;

  2. INVESTITE ON LINE SUL VOSTRO AGGIORNAMENTO: cercate nelle numerose piattaforme esistenti i contenuti formativi che fanno per voi. Molti sono gratuiti e comunque ve ne sono con contenuti utili per ogni tipo di professionalità, articolati in moduli. Da poco sono stati lanciati, nell’ambito dei Google digital training, i “Google certificates”, titoli basati su corsi specifici ottenibili nell’arco di appena sei mesi al costo di 49 dollari al mese;

  3. DATE FORMA E DIGNITA’ ALLA VOSTRA POSTAZIONE: non bisogna mai trascurarsi e quindi anche se lavoriamo da casa si raccomanda di vestirsi con cura, scegliere un piacevole sfondo per le riprese, perseguire la qualità della vita, magari facendo una passeggiata mentre si deve fare una lunga telefonata di lavoro;

  4. SUPERATE LA RITROSIA E CHIEDETE AIUTO: il consulto veloce, come quando si era in ufficio, rimane necessario. Utilizzate contatti informali, una semplice telefonata, ma non negatevi un utile confronto e uno scambio di idee;

  5. CHIARITE COSA È URGENTE E COSA È IMPORTANTE: bisogna assolutamente programmare il lavoro da casa individuando le priorità e al proposito esistono diverse metodologie e strumenti. Non sempre le priorità si identificano con l’importanza degli obiettivi da raggiungere. Eisenhower, famoso generale e Presidente degli Stati Uniti, suddivideva le attività in base a 4 criteri: perdite di tempo, interruzioni, opportunità, crisi ed affermava “ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante” (clicca qui per approfondire la tematica) ;

  6. CREATE RITUALI DI TEAM CONDIVISIBILI DA REMOTO: a casa bisogna cercare di individuare riti capaci di scadenzare l’attività lavorativa – come bere una tazzina di caffè – così come avveniva sul posto di lavoro. È molto importante, dicono gli psicoterapeuti, per salvaguardare la salute psicofisica.
    In azienda si condividevano i tempi con i colleghi e così bisognerebbe fare anche da casa, a distanza, con i colleghi oppure con i conviventi (per approfondimenti “Smart Working).

  7. CONCORDATE L’ORARIO DELLA GIORNATA DI LAVORO: in moti casi, inaspettatamente, lo smart working ha migliorato la produttività ma ha peggiorato la qualità della vita privata, compressa dalla nuova modalità di lavoro. È necessario pertanto organizzare la giornata e condividere con il capo e i colleghi gli orari di lavoro nonché evitare di essere interrotti dai familiari spesso inconsapevoli dei ritmi e della delicatezza del vostro impegno.

  8. PER USCIRE DAGLI SCHEMI INDOSSATE “SEI CAPPELLI”: è risaputo che il nostro cervello è molto plastico ma è anche pigro e abitudinario per cui tende a riprodurre i comportamenti che per via biologica ha collegato alle strutture neurosinaptiche. Tale andamento è visibile in particolare quando si devono assumere decisioni, perché di fronte ad una scelta si tende a replicare la nostra risposta standard, frutto di un mix di pensiero logico, emotivo e creativo. Edward de Bono (Sei cappelli per pensare….ed. Bur Rizzoli) ci insegna ad adottare il metodo dei sei cappelli, ognuno dei quali è contrassegnato da un colore diverso e da uno specifico punto di vista, cosi impariamo ad analizzare la situazione concentrandoci o sui fatti così come sono, o dando voce alle sole emozioni, oppure attivando un approccio positivo…e così via dando spazio ad una visione articolata aperta a idee nuove e quindi giungere ad una decisione che non sia standard ma frutto di una sintesi ragionata.

  9. ALLENATEVI A COGLIERE LE OPPORTUNITA’ DEI “CIGNI NERI”: il filosofo libanese Nicholas Nassim Taleb chiama così gli eventi a bassissima probabilità che avvengano ma che contengono un elevatissimo potenziale di danno. Eppure è possibile sfruttare anche questi momenti che presentano negatività. L’incertezza per un rischio potenziale o solo percepito come potenziale aumenta i livelli di stress. Bisogna imparare a riconoscerli e a non farsi travolgere, consapevoli che il rischio esiste ma è molto, molto remoto e quindi a mantenere il controllo.

 

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