La memoria tra passato e futuro

Sono davvero molte e diverse le occasioni in cui ci accorgiamo di aver dimenticato qualcosa perché la memoria ci ha tradito, ma che cosa accomuna queste situazioni?
I ricercatori hanno studiato, comparato, misurato la memoria del quotidiano sia in situazione di osservazione libera sia in ambito protetto di laboratorio, giungendo a denominare questa particolare tipologia di memoria come prospettica, detta anche memoria intenzionale.

Cos’è la Memoria Prospettica

memoria

 

Si tratta di una funzionalità cerebrale che ci serve per ricordare in modo autonomo le azioni future al fine di eseguirle in modo puntuale. Essa è molto diversa dalla memoria retrospettiva che ha il compito di recuperare i ricordi o le esperienze di un passato realmente esistito poiché la memoria prospettica si basa   sulle nostre intenzioni, su intendimenti che abbiamo pianificato di eseguire e che abbiamo archiviato.

In quest’ultimo caso lo stimolo esterno a richiamare manca perché di solito siamo noi a pianificare le nostre giornate, e a ricordare, ad esempio, che dopo il lavoro dobbiamo fare la spesa o che abbiamo un appuntamento dal commercialista.

La memoria prospettica è importante e decisiva perché ricordarci delle nostre intenzioni rappresenta una precondizione per vivere in modo indipendente, senza aver bisogno cioè di un supporto esterno, di un tutor che ci guidi nei nostri comportamenti.

Se subentrano deficit di memoria prospettica si possono creare situazioni pericolose: per esempio se dimentichiamo di spegnere il gas dopo aver cucinato il cibo. Problemi con questo tipo di memoria sono frequenti negli anziani con disturbo psichico o con l’Alzheimer ed è per questo che non possono più vivere da soli.

Pur essendo così strategica, questo tipo di memoria è stata indagata tardi dai ricercatori perchè sottovalutata,  si riteneva cioè che rammentare la lista delle cose da fare fosse un semplice esercizio di archiviazione e rievocazione.

Ma la memoria prospettica è molto più complessa e raffinata perché non solo bisogna rievocare le azioni da compiere, ma soprattutto ricordarsi del momento giusto in cui queste si devono compiere  e potrebbero sorgere problemi in ambedue le componenti se la memoria non fosse efficiente ed equilibrata.

Ad esempio, presi dal lavoro, potrebbe sfuggirci un appuntamento importante con un superiore o con un cliente oppure, in vista di una riunione, realizziamo di non ricordare la sequenza degli argomenti da esporre.

Dunque la memoria prospettica contiene due qualità: una componente retrospettiva (che si riferisce al contenuto, a ciò che si deve ricordare) ed una componente realmente prospettica perché si riferisce al momento giusto in cui si deve realizzare il contenuto dell’azione.

La  cosa interessante è che gli adulti mostrano di  ricordare bene i loro progetti ma dimenticano di metterli in pratica: a che serve la miglior lista della spesa se poi, entrati nel supermercato, verifichiamo di averla lasciata a casa?

Quando una cosa è per noi  importante tendiamo a verificarla più volte (abbiamo chiuso a chiave la porta? Abbiamo messo in cartella tutto il necessario?).

Persone come i controllori di volo che svolgono compiti delicatissimi, devono possedere una notevole memoria prospettica (misurabile con appositi test) e hanno tempi di lavoro brevi con molte pause per non affievolire la concentrazione.

Proprio perché la gestione prospettica è così importante per la propria autonomia, si sta cercando di capire la sua varianza col passare dell’età e questo fenomeno è sicuramente legato all’attenzione e quindi a deficit di tipo neurologico legati all’invecchiamento.

Dalle molteplici ricerche in atto emerge la vistosa differenza fra gli esperimenti condotti in ambiente di laboratorio e quelli realizzati in un ambiente conosciuto quale la casa.

In quest’ultimo caso la memoria prospettica è molto più vivace e attiva a dimostrazione che oggetti e spazi vissuti nella quotidianità; l’ambiente  consueto  supporta le prestazioni che si basano perlopiù sulle routines.

Molti sono ancora gli ambiti e le variabili da indagare: il ruolo della motivazione, dello stress, delle emozioni perchè dietro al paradosso dell’età si cela l’immensa possibilità di preservare o addirittura di migliorare negli anni particolari processi cognitivi. Ci sono molti indizi che ci fanno pensare che se valorizziamo le facoltà integre invece dei deficit legati all’età, si potrebbe rivoluzionare la nostra stessa idea di invecchiamento.

Le tecniche di memoria e le mappe mentali, in particolare, associando immagini a parole chiave permettono di ricordare con efficace anche una rilevante quantità di informazioni complesse.

Per approfondire leggere qui  “Strategie di Apprendimento Rapido“.

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