MEMORIE PRODIGIOSE: LA POTENZA DELLE ASSOCIAZIONI

La memoria costituisce una fondamentale capacità dell’uomo ed è strettamente legata all’apprendimento; pur tuttavia questa facoltà non rimane stabile per tutta la vita e sono numerose le situazioni che ne possono causare la perdita, sia totale che parziale. Malattie, stress, incidenti, invecchiamento possono determinare danni temporanei o irreversibili che la scienza ha lungamente studiato  individuandone l’ eziologia e le terapie: psicologiche, farmacologiche e chirurgiche.

Meno studiata la casistica delle MEMORIE PRODIGIOSE, come quella descritta dal neuropsicologo russo Alexander Lurija in un fortunato saggio su un “mnemonista” che sapeva ricordare interi brani di un libro o interminabili formule matematiche pur non conoscendo la materia, scoprendo che tutto ciò era possibile perché egli utilizzava la tecnica delle associazioni creando delle storie strane, originali, assegnando un significato anche a elementi neutri, quali i numeri o i simboli geometrici (per ulteriori riferimenti, cfr. Mind n. 166, ottobre 2018).

Ulteriori, recenti studi,  hanno indicato che le associazioni  migliori possono  essere sviluppate giocando con le emozioni, magari deformandole in modo assurdo, vivido e grottesco. Altra strategia assai proficua è l’utilizzo delle immagini da collegare alla parola che si deve ricordare, oppure utilizzare la tecnica della conversione fonetica dei numeri. 

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PERCHE’ SONO COSI’ IMPORTANTI LE ASSOCIAZIONI?

Possiamo immaginare la nostra mente come un enorme magazzino, talmente vasto per cui le dieci informazioni nuove al secondo che introiettiamo mediamente, vanno ad occupare appena il 50% dello spazio disponibile. Ne deriva che per recuperare le associazioni utili serve una metodologia efficace e veloce.

Le associazioni corrispondono al meccanismo abituale del pensiero: per ogni informazione in entrata i 5 sensi che l’assorbono si vanno a scomporre dirigendosi in aree corticali diverse (uditiva visiva, olfattiva, gustativa tattile, centro della scrittura e parole).

Quando ricordiamo le informazioni divise si ricompongono  e ciò è possibile perché ciascuna sezione comunica con le altre. Si tratta di un processo velocissimo ove gli impulsi rimbalzano da un emisfero all’altro, il che spiega in parte anche  la capacità creativa umana.

Ma bisogna utilizzare tecniche scientificamente ideate e sperimentate perché si effettuino le associazioni giuste.

La memoria infatti confonde realtà e immaginazione, passato remoto o ricordi vicini, non sa costruire una gerarchia dei ricordi, spesso impregnati di emotività e quindi non oggettivi e veritieri.

MEMORIA E ASSOCIAZIONI SONO QUALITA’ FONDAMENTALI PER IL MANAGER

E’ necessario che anche il manager, come le altre figure che operano nell’attuale mercato in continua evoluzione, rinnovi le proprie competenze dotandole di skills trasversali basate sulla capacità di ascolto del cliente e della mediazione fra le parti, qualità estremamente apprezzate nel mondo delle professioni che prestano consulenze alle aziende.

Oggi il cliente chiede che il professionista adotti un pensiero positivo e strategico nell’aiutare l’azienda ad uscire dalla crisi, guidando l’imprenditore con una visione strategica  chiara e condivisa a costruire nuovi piani di sviluppo, mirare alla semplificazione dei processi anche attraverso l’uso intelligente delle nuove tecnologie e ad una migliore gestione del tempo.

Tali qualità non si acquisiscono con la preparazione tecnica, seppure profonda e qualificata, poiché si basano su tecniche e strategie che sono strettamente legate alla flessibilità e all’originalità del pensiero maturata dall’individuo.

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Il manager deve saper usare creatività, tecniche di associazione, memoria a breve e lungo termine per:

  • leggere velocemente il contesto interno ed esterno dell’azienda per la quale si presta la consulenza o l’incarico di riorganizzazione per superare la crisi;
  • costruire una visione attraente e originale, che sappia coinvolgere tutti i soggetti interessati al cambiamento, per generare nuovo valore;
  • essere portatore di innovazione, associando vecchio e nuovo per cambiare senza traumi ma con processi di facilitazione;
  • ridurre la complessità, rendendo tutto più agile e stimolare il confronto continuo.

 

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